Quella buonanotte un po’ difficile.

Scrivania piena di scartoffie, scartoffie piene di parole, testa che scoppia. Che lamentosa che sono, alle undici di sera. A meno che non sia sabato.

È martedì, e il martedì è l’essenza del sentirsi sconsolati.
Che poi ci sia Sanremo in tivù è una storia a parte. Molto molto a parte. Immagino sappiate cosa significa divincolarsi tra coniugazioni di greco antico; anzi, credo proprio di no, o forse sì, o forse sto solo delirando. Fortuna che condivido l’ansia della mia compagna di banco e di avventure, fortuna che c’è qualcosa di più che un legame covalente che ci permette di sopravvivere ogni giorno allo stress-da-studente. Sfortuna che stasera ho questa vena letteraria particolarmente cupa, sfortuna che mi inizia a mancare anche la fantasia.

Tento di lasciare impresse le mie memorie pre-dormita qui in modo tale da poterle rileggere domani e beffarmi di me stessa da giovane, più giovane di un giorno rispetto a domani. Insomma, ci siam capiti.

È una buonanotte un po’ difficile questa sera. Perché tra le scartoffie di greco non facevo altro che riscrivere lo stesso, medesimo, nome.

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