Convinzione.

Stasera fa Arancia Meccanica in televisione.

L’ho visto tante, tante di quelle volte che saprei ridire le battute a memoria. Non solo in italiano. C’è che mi è venuto il flashback di una piccola me che scriveva di getto robe su Word, al pc.  Del tipo due o tre anni fa. E sono andata a rileggere orgogliosa (ma non troppo) della mia prolissità. E siccome sento di doverlo fare, lo faccio: riporto qualcosa, qualcosina giusto per lasciare una testimonianza di quanto importante sia per me il cinema. E di come abbia capito cosa esso fosse realmente solo venendo a contatto col genio di Kubrick. Andavo alle medie.

“Quando un libro o un film sono particolarmente intensi spesso succede che nel momento in cui li si finisce, ci si rende conto di non essere più la stessa persona di quando li si aveva iniziati.” e qui sorrido un po’, perché rivedo nelle mie parole l’esperienza di molta, molta altra gente. E salto un po’ di righi, per poi passare a “Navigavo amabilmente su internet in un periodo in cui mi ero imposta di sviluppare una cultura cinematografica invidiabile (traguardo che ho posticipato a causa del trasferimento e quindi a causa dell’obbligato abbandono del Wi-Fi… ma questa è un’altra storia) ed ecco che mi imbatto in una lista di non-ricordo-quanti film cult. Erano tanti, e così stabilivo di vedere solo quelli che dal titolo mi sarebbero parsi particolarmente interessanti. Iniziavo a scorrere il cursore verso il basso. LETTERA A. Ok, tutti titoli rispettabilissimi, avevo l’imbarazzo della scelta, ma… uh, che carino questo. Arancia Meccanica.” E qui successe il fatto. Non avevo la più pallida idea di quel che stavo per andare a vedere. Salto qualche altro rigo, più o meno superflui. “La schermata rossa e quella musica dannatamente surreale iniziavano a graffiarmi il cervello. E mi piaceva. La visione della pellicola fu, nonostante le discutibili scene di violenza (che poi, io, ragazzina bombardata giornalmente dalle notizie crude della cronaca, mi sarei dovuta stupire?), estremamente gratificante: mi ero incoscientemente immersa nel mondo di Kubrick, avevo abbracciato il suo pensiero, ed ero tutt’una con lui senza neppure saperne il nome e il ruolo.” 

Arancia_Meccanica_000[1]

Detto ciò, ho speso anche io, qui sopra, le mie quattro o cinque parole giornaliere.

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