Piccolo cartone di latte (intero).

Da piccola ero una pallottola imbronciata. Per me il Carnevale non era una festa importante, anzi, la reputavo una grandissima perdita di tempo – pur crucciandomi a lungo pensando a cosa indossare. Elaboravo infiniti progetti su cosa sarei dovuta essere quell’anno, se Hamtaro (ho sempre desiderato quel vestito) o Sakura Haruno (sogno di una vita). Puntualmente progettavo, progettavo e alla fine la mente suprema – mia madre – se ne usciva che dovevo fare la principessa. Nello specifico la principessa Sissi. Avevo i brividi, ai tempi. Ora quel vestito non lo considero poi così tanto male. Potrei ripensarci ma è forse troppo tardi.

Fatto sta che uno di quegli anni, non ricordo quale ma la storiografia mi fa affermare che stessi all’asilo, fui particolarmente felice del mio vestito. Mamma mi avrebbe volentieri resa una piccola principessa imbronciata e boccolosa anche quell’anno, ma il regime scolastico mi impose, partecipando a una carinissima sfilata a tema gastronomico (LOL), di essere un fighissimo CARTONE DI LATTE. Vi giuro, non avrei sfilato con tanto orgoglio neppure se fossi stata vestita da Maria Antonietta d’Asburgo.

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