Farewell. {Forse.}

“Ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.”

Ci sono versi che a volte – è più forte di me – mi prendono troppo ed io me li devo annotare da qualche parte, qualche parte che non sia la mente, perché in un modo o nell’altro succede sempre così, lo so, che mi dimentico tutto. Quant’è bella l’attesa di qualcosa che piace, ma quant’è brutta. Stai tutto là che fremi, che non vorresti ma non puoi fare altrimenti. Soprattutto quando sei felice succede che ti cresce dentro l’entusiasmo di un bambino, che ti preme, che ti fa venir voglia di gioire, di sorridere, anche senza un motivo – pure se, scavando, il motivo c’è. Che poi prendo e mi metto a ricordare cose belle, serate che forse non dimenticherò mai, serate che nonostante la pioggia e la luna avevano il gusto della migliore raggiante giornata estiva. E anche se non sto aspettando niente quell’entusiasmo mi cresce lo stesso. Forse qualcosa, invece, la sto aspettando. Devo solo capire cosa.

“…un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’ emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.”

E ascolto Guccini.

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