Letterina per il papà.

Tenero il fatto del maschio del pinguino imperatore che cova l’uovo. Un padre responsabile, affettuoso. Tenero anche il cavalluccio marino e teneri tutti quegli altri esempi che ci vengon fatti da piccini, quando ci si stupisce ancora di ogni cosa che ci viene mostrata. Quelli erano i tempi di quando a scuola le maestre – non so a voi –  facevano sempre fare la ‘letterina per il papà‘, ecco, quella che se gliela recitavo a voce un pochetto m’imbarazzavo. Ora non ricordo bene, ma erano ogni anno rime sempre più improbabili che mi facevano tanto sentire una poetessa quanto erano adorabilmente scontate. Cioè, troppo. Ora non scrivo più letterine, ora scrivo su un blog, ora sono leggermente più brava di allora a comporre frasi di senso compiuto, ma mi manca la fantasia. Mi manca quella fantasia che mi avrebbe portata a fare foglietti pieghettati e sbrilluccicosi, tutti colorati. Però la vena creativa mi rimane, un po’ assopita, ma c’è e fa una bella coppia con quel non so che di sensibile che ogni tanto decido di tirar fuori. E niente, arriviamo al dunque.

Papà, so che non te ne intendi molto di blog e robe varie. So che è già un evento memorabile se sei arrivato a questo rigo e stai leggendo queste parole. I tempi corrono un po’ per tutti, per me, per te, per la tecnologia. Siamo all’avanguardia e le letterine delle elementari le lasciamo a chi è di competenza, insomma. Volevo non tanto dirti di nuovo ”auguri”, perché sarebbe un po’ inutile, quanto invece ”grazie”, che penso sia di gran lunga più idoneo. E tu lo sai di che ti ringrazio, non mi lasciar dilungare qui sopra, che poi ci spendo tutta la serata a scrivere. Mi ricordo quando mi portavi in giro per Roma, per i musei, e già mi avvicinavi all’arte. Se da una parte mi lamentavo dei lunghi percorsi a piedi che dovevo affrontare, ora ne raccolgo i frutti. E non hai idea di quanto volentieri tornerei indietro, a me piccina-picciò, dai capelli riccissimi, che vedevo per la prima volta l’Altare della Patria e che rimanevo stupita dalla sua imponenza, perché come ho detto in precedenza, da piccoli ci si stupisce un po’ di tutto. Ma soprattutto la cosa che mi stupiva di più era sentirti raccontare di quando da giovane facevi la guardia, lì su, da militare, con la spada che avevamo a casa. Mi stupiva, certo, ma mi riempiva anche d’orgoglio. Grazie ancora.
Detto ciò… Quando andiamo a fare un’altra passeggiata lungo i Fori Imperiali?

firmato tua figlia Natalia

che sì, vabbe’, tra poco scendo a mangià.”

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