Lacrime d’Ambra ─ Apollo e Daphne.

L’ombra delle tue fronde che si poggia sul mio volto è di un freddo disarmante.

Le palpebre si chiudono con la speranza di poter vedere l’immagine impressa nella mente che ho di te, bella, fragile, delicata, e dell’oro dei tuoi capelli, grano leggero, al luogo dei quali ora posano foglie. Ero tanto innamorato quanto lo sono ora, se non di meno, perché ogni palpito del mio cuore come mai si è rivolto, ora si rivolge a te. Rincorrerti ─ l’ho fatto, Daphne, e le parole non bastano agli amanti come me per esprimere il dolore del tuo rifiuto, della tua lontananza, dello sguardo che non riuscivi a sostenere, del tocco che scostante negavi, della tua perdita inevitabile. Ed ora mi addolora quanto mai vedere le tue lacrime scorrere simili a sangue, le tue silenziose lacrime d’Ambra che dipingono fiumi su una parete di Lauro.

ne son io la causa? o il Fato, Daphne? avrò mai una risposta, la pace, il tuo amore?

Ed ogni macchia che lasciano sento che è uno strazio per te che non mi volesti, ma che ora trovi me e me soltanto a giacere al tuo fianco, tu che sei lo spirito inciso tra venature crespe, tu che sei una voce tenue, sommessa, muta. Nel bosco oscuro della mia speranza mi risveglio, dopo ogni sogno, proprio quando sento che sto per prenderti – e poi ti vedo lì, Daphne, che non sarai mai mia e questo quasi mi perfora il cuore. Riprendo con continui sospiri a baciare la tua fibra, a carezzare il tuo legno, per quanto so che te ne andresti, per quanto so che come prima non tornerai, per quanto non possa fare alcunché neppure io, che credevo di poter fare tutto.

APOLLO E DAFNE

Apollo e Dafne (Bernini)

Ho immaginato cosa avrebbe provato Apollo ai piedi di Dafne immediatamente dopo la metamorfosi di lei e questo è quanto ho tratto dalla mia immaginazione, un monologo breve ma molto sentito. Ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa riguardo questo mito, uno dei miei preferiti della mitologia greca, è l’aspetto che vede Apollo, il dio del raziocinio per eccellenza, cedere ad una freccia di Cupido e affrontare quel che ne sarebbe conseguito sopraffatto in primo luogo da un amore senza eguali – ma non corrisposto – ed in secondo luogo dalla terribile perdita di lei, che gli sarà sempre cara al punto da adottare l’alloro come sua pianta sacra. E me lo immagino ancora a sospirare con una corona d’alloro tra le mani, quando nessuno lo vede, la sera, sotto le stelle.

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