Cose che postiamo.

A song to say goodbye,

A song to say goodbye ,

A song to say…



«Abbassa il volume»

«No»

«Basta co ‘sti Placebo, è da stamattina che mi stai stonando» 

«Non li ascoltare allora» 

Carlotta fulmina il fratello con lo sguardo, giusto il tempo per poi posarlo nuovamente sullo schermo del cellulare. E scorre, scorre le pagine a vuoto. Che nervi che è Facebook quando ti accorgi che la gente posta solo stronzate. 

Before our innocence was lost,

You were always one of those,

Blessed with lucky sevens,

And the voice that made me cry.



«Ancora che pensi a quello?»

«Ancora che fai domande?»

«Mi rispondi se prometto che non ti faccio più domande?»

«Vediamo.»

«Allora?»

«A quello chi?»

«Quel coglione» 

«No»

«Davvero?»

«Avevi detto niente più domande»

«Ma tu continui ad ascoltare i Placebo, sto cercando di studiare di là»

«Stai cercando di peggiorarmi la giornata, ecco cosa»
«Sei una stupida, Carlò»

«Che insulto pesante»

Lo sguardo di lei incollato allo schermo, l’orgoglio incollato a lei. Probabilmente se alzasse lo sguardo finirebbe con il sorridere imbarazzata e abbozzare un’espressione inebetita e malinconica. 

«Comunque devi smetterla, dai, di pensare a lui»

«Come fai a dirlo con tutta questa certezza che ci penso ancora?» 

«Vediamo. Placebo, irritante comportamento da adolescente delusa in amore e soprattutto post su Facebook molto molto illuminanti.» 

Nave affondata.

E sì, è proprio vero che su Facebook postiamo solo stronzate.

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