Una risposta certa. 

  Aveva appena iniziato a crepitare la speranza che le cose di lì a poco si sarebbero sistemate. 
« Quanto manca ancora? » 

E posava lo sguardo sul lucido asfalto bagnato della strada che stava percorrendo. Nelle mani conservava un taccuino di cuoio che al buio di quella macchina a stento si notava. I fari accesi disegnavano spettri di luce lungo il percorso. Non c’era altro, ora, ad attirare la sua attenzione.
« Non manca molto. » 

Era l’ennesima volta che diceva la stessa frase. L’ennesima. 

« Ah » 

Istintivamente percorse con il polpastrello dell’indice il ruvido contorno del taccuino, come se non l’avesse mai fatto prima e dovesse scoprirne la forma. Non era affatto bello aspettare, non così a lungo.

Non lo è mai. 

Soprattutto quando ti prefiggi una destinazione verso la quale da tempo sognavi di poterti incamminare. E infatti lei non stava in macchina, ma quella era la sensazione, quella di non arrivare mai, e di chiedergli sempre quanto mancasse, di continuo, e gli spettri sull’asfalto, e il cuoio del taccuino, e tenere per sé l’impazienza di ricevere una risposta certa.

n.m.

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