La maestra Vera.

Avevo 10 anni ed esponevo di già la poetica di Leopardi grazie a lei. 

Avevo 10 anni e non solo recitavo le poesie a memoria: le capivo anche. E ho amato la letteratura. L’ho amata tanto. E amavo anche lei, la mia cara maestra Vera. Le facevo i disegni, io. Lei li appendeva sull’armadietto di classe e mi sentivo fiera. 

Tutto è iniziato in seconda elementare. Avevo cambiato scuola a metà anno; in quella precedente non mi trovavo affatto bene. Provenivo da una realtà piuttosto difficile, non mi ci ero mai ambientata. E il primo giorno alla nuova scuola presagiva la stessa cosa: spaesata sedevo nel mio banchetto – ora di grammatica italiana. Seconda elementare e questi piccoli geni stavano già a fare l’analisi logica, quando io a stento avevo imparato a fare quella grammaticale. Capitò che la maestra mi chiese, un giorno, di spiegare l’uso dell’aggettivo qualificativo. Sorrido al solo pensiero di una bambina confusa e paffutella, dalle guance che diventano rosse rosse, che neppure sapeva distinguere tra tutti i tipi di aggettivi. Sorrido perché a distanza di anni la grammatica italiana sarebbe diventata il mio pane quotidiano e se dovessi motivare la mia scelta direi che è tutto, ma proprio tutto dovuto alla mia maestra.

Non seppi spiegare la funzione dell’aggettivo qualificativo. Apriti cielo. « Scrivi la regola venti volte sul quaderno. » Ancora oggi la ricordo. L’aggettivo qualificativo concorda nel genere e nel numero col nome a cui si riferisce, maestra. Ma in quel momento mi son sentita indietro, ma proprio indietro, rispetto al resto della classe. Non piansi. Tornai a casa. Mi rimboccai le maniche da quel giorno e iniziai a studiare tanto, ma proprio tanto, così tanto che recuperai tutto e superai gli altri. Capii che la maestra Vera credeva in me, « i bambini sono come spugne », diceva sempre, ed io avevo assorbito proprio tutto quello che voleva io imparassi. Ho iniziato a scrivere racconti, poesie, glieli facevo leggere. Ho sempre preso il massimo nei miei temi. Era una maestra molto severa ma rispondevo alle sue esigenze… Arrivò l’ultimo anno. Non volevo lasciare le elementari per nessun motivo al mondo. Il tema finale, un successone, per quanto tale possa chiamare qualcosa scritto da una bambina di 10 anni. Forchette, coltelli, cibo animato su una tavola imbandita. La trama non era molto diversa da quella di Game of Thrones ora che ci penso. La cosa mi fa ridere molto teneramente; il coltello interpretava il cattivo. Ah, la fantasia… Vidi la maestra commuoversi per la prima volta. « Questa bambina deve scrivere, scrivere, deve riempire tutti i fogli bianchi che vuole. Signora, » diceva a mia madre « sapesse come mi ha esposto la poetica del Leopardi. » Tutto merito tuo, maestra Vera, che quel giorno mi hai chiesto la funzione dell’aggettivo qualificativo. Che a telefono l’ultima volta mi hai chiesto se avessi trovato il fidanzato « ma va la’ che i maschi son d’intralcio alla tua età » e quale fosse il mio filosofo preferito « sei una filosofa anche tu, mia cara, io l’ho sempre saputo. » Ce l’aveva un po’ con me per il fatto che fossi sempre stata atea, « devi parlare col Papa », ripeteva. Nemmeno il Papa mi farebbe cambiare idea, maestra. Rispondevo prontamente. Avevamo un rapporto bellissimo, dovevo andare a trovarla il prima possibile. 
Ho saputo di recente che stava molto male, che non ce l’ha fatta. È il minimo che possa fare continuare a scrivere, scrivere queste parole per lei. Le devo molto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...